«Ho comprato il computer, lo scarico?» No. E la risposta lunga spiega tutto il regime in tre righe.
Il coefficiente è già la tua spesa
Nel forfettario non si sottraggono i costi uno per uno. Si prende quello che hai incassato e si moltiplica per una percentuale decisa in base al codice ATECO: quella percentuale è l'imponibile, e il resto è la quota di costi che lo Stato ti riconosce senza chiederti niente e senza chiederti le ricevute.
Un consulente che incassa 30.000 € ha un imponibile di 23.400 €: gli altri 6.600 sono i suoi costi, per definizione, che li abbia spesi o no. Se ne ha spesi 2.000 ci guadagna. Se ne ha spesi 12.000 ci perde, e nessuno glielo dirà.
Notare come le percentuali seguano i mestieri veri: un negozio ha il 60 % di costi riconosciuti perché la merce la compra davvero, un consulente il 22 % perché vende ore. Il coefficiente non è un'aliquota travestita, è una media di settore.
Quanto ti costa davvero un acquisto
Molto più che a un collega in ordinario, e per due motivi che si sommano. Il primo: il costo non riduce l'imponibile, quindi lo paghi con soldi già tassati. Il secondo, che si dimentica sempre: l'IVA sugli acquisti non la recuperi.
Un computer da 1.000 € + IVA a te costa 1.220 €, punto. Al collega in ordinario costa 1.000 € — l'IVA se la porta in detrazione — e quei 1.000 € gli abbassano pure l'imponibile. Non è un dettaglio contabile: è il motivo per cui chi ha molti acquisti fa i conti prima di restare nel forfettario.
L’unica cosa che si sottrae davvero
I contributi previdenziali versati nell'anno. Quelli sì: si tolgono dall'imponibile prima di calcolare l'imposta sostitutiva. È il motivo per cui pagare i contributi entro il 31 dicembre, invece che a gennaio, sposta l'imposta di un anno intero — vale la pena guardarlo a dicembre, quando si sa già come è andata.
E c'è l'aliquota ridotta: chi apre un'attività davvero nuova paga il 5 % invece del 15 % per i primi cinque anni. Sono le condizioni di partenza migliori d'Europa, e durano poco: il sesto anno l'imposta triplica di colpo, e conviene averlo in agenda prima che succeda.
La domanda da farsi una volta l’anno
Non è «quanto pago». È: i miei costi veri sono sopra o sotto la percentuale che il coefficiente mi riconosce? Sotto, il forfettario è un affare. Sopra, stai pagando le tasse su soldi che non hai guadagnato.
Un esempio con numeri veri. Un consulente che vuole tenersi 2.000 € netti al mese e non ha costi deve fatturare 33.795 € da forfettario e 42.800 € da ordinario: il forfettario stravince. Con 6.000 € di costi veri all'anno la distanza si stringe — 42.244 € contro 48.800 € — perché in ordinario quei 6.000 € passano dritti, mentre nel forfettario per coprirli servono 8.449 € di fatturato in più: sopra ci paghi anche imposta e contributi.
Vale la pena rifare il conto quando cambia qualcosa di strutturale: un affitto, un dipendente, un magazzino, un'auto. Non quando compri un computer.
Il coefficiente non è una tassa: è una scommessa sui tuoi costi, fatta una volta per tutti quelli del tuo settore. Conviene sapere se la stai vincendo.
Questo articolo racconta come stanno le cose alla data in cui è scritto. Le regole cambiano, e questo non sostituisce il parere di un professionista abilitato: serve ad arrivare da lui sapendo già di cosa state parlando.
